Attenzione a ciò che si mette in on line

Più che alla privacy occorre pensare alla reputazione!

“Uno dei motivi del successo di Facebook anche tra gli adulti – spiega Fabio Giglietto, docente di teoria dell’informazione all’università di Urbino – è che offre una solida tutela della privacy”. Protezioni poco conosciute agli utenti, però. Solo il 61% di loro, secondo una ricerca Microsoft, sarebbe al corrente dei livelli di privacy che è possibile ottenere. E si tratta di livelli elevati: Marc Zuckerberg, il fondatore di Facebook, ha scritto qualche mese fa una lettera aperta per annunciare che avrebbe rafforzato le impostazioni di sicurezza, rendendo possibile a ciascuno di decidere a chi mostrare i propri contenuti: agli amici, agli amici degli amici o a tutti gli utenti.
“Bisogna comunque tener presente – obietta Massimo Zamperini di Value Team – che c’è una mole di informazioni su di noi in rete, tracce persistenti che bisogna controllare. Come? lo credo che il miglior modo di proteggere la propria identità sia quello di diffonderla massimamente e controllarla in prima persona. Più che un problema di privacy, e non parlo solo di Facebool, ma di tutti i risultati che possono emergere su di noi da un motore di ricerca, è un problema di reputazione”. Già: immaginiamo cosa potrebbe accadere se per caso un nostro amico caricasse su Facebook una nostra foto, magari non proprio edificante, scattata all’ultima festa; e questa foto finisse sott’occhio a un potenziale datore di lavoro, o alla fidanzata che non sapeva… Non è un caso che siano nate società che offrono un servizio di “ripulitura” di Internet; servizi molto graditi, ormai, non solo ai vip.
Questo aspetto della rete si può anche trasformare in positivo. “Qualunque spazio per la permanenza di informazioni è prezioso per la costruzione della propria identità – spiega ancora Giglietto – e per questo consiglio sempre ai miei studenti di gestire in modo oculato la loro presenza in rete. E di controllare in particolare quella di tipo professionale. Su un social network come Linkedln, i neolaureati, tutti, dovrebbero aprire un profilo che diventerà l’archivio delle loro competenze, accessibile a potenziali datori di lavoro”.
Per chi vuole saperne di più, esiste un opuscolo del Garante della privacy dal titolo “Social network, attenzione agli effetti collaterali” (si può richiedere a urp@garanteprivacy.it e negli uffici postali).

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