Viaggiare prima di tutto

IMG_20140501_112249Viaggiare per conoscere prima di tutto!

1 Maggio festa del lavoro, tempo da dedicare ai figli.
Ho pensato quindi di introdurre Fabio, ormai 2 anni e mezzo, al tema dei viaggi.

In una non troppo nuvolosa giornata primaverile, l’ho portato alla stazione dei treni di Forlì. Budget: zero euro.

Essendo abbonato alla tratta Forlì-Bologna, prendere un treno verso nord rientra già in questo esborso e Fabio, almeno fino a che avrà meno di 4 anni, viaggia gratis. Pertanto, col suo stupore di salire sulla versione non miniaturizzata del suo giocattolo preferito, in partenza per Faenza!

IMG_20140501_112305Tutto ciò che è nuovo ci arricchisce: guardare fuori dal finestrino le cose che scorrono veloci, ma anche dentro le persone di tutti i tipi che stancamente aspettano la loro destinazione.

E anche i 30 minuti in attesa alla stazione di Faenza allargano gli orizzonti a un bambino che vive quei posti per la prima volta. I treni fermi, i vagoni cisterna parcheggiati lontani, un treno con una gru gialla per chissà quale manutenzione, le persone che leggono un libro di carta o digitale mentre aspettano come noi. Ma noi siamo in viaggio, liberi di muoverci e nemmeno i grandi dovrebbero dare tutto per scontato.

Aspettando il treno

Aspettando il treno

Se passate dalla stazione di Faenza, uscite verso il piazzale e, appena sul marciapiede davanti alla rotonda, voltatevi: grande come la parete c’è una grossa composizione fatta da tante mattonelle della cartina politica della nostra Europa.

Il treno arriva già, 30 minuti passano in fretta a volte, diversamente mi perderei a leggere i nomi di tutte le città che ancora non ho visto e da cui devo ancora imparare qualcosa.

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Le cause della crisi

Proprio nella giornata della festa del lavoro mi sono imbattuto in un sondaggio che chiedeva agli italiani quali sono le cause della crisi.

Secondo le risposte degli italiani, al primo posto tra le cause di questa crisi c’è il governo: il “malgoverno” della cosa pubblica e “riforme mancate”, sono infatti le ragioni ritenute alla base della difficile situazione socio-economica che vive il Paese.
Poi a seguire l’Europa, ma ci sono via via risposte sempre più generiche, come gli immigrati, “colpa dei cinesi” o, seppur tra le ultime righe, uno sconsolante “è inevitabile”.

In tutti i casi la colpa è sempre degli altri.

Non entriamo poi in domande da “sfera magica” su quando e come possa finire questa “crisi”. Davvero poco consolante, rimango dell’idea che un problema lo si risolve quando lo si comprende.

Tutti i sistemi entrano per loro natura in crisi quando sopraggiungono nuovi fattori che ne mutano lo stato di equilibrio che pian piano il tempo crea.
E il sistema economico non fa eccezione. Per citarvi una crisi che oggi tutti noi siamo in grado di comprendere, mi viene in mente la crisi del sistema rurale con l’avvento della meccanizzazione.

Se prima per coltivare un campo servivano 10 contadini che chiedevano per il loro sostentamento ognuno una moneta, quando in questa economia fu introdotto il trattore, per lavorare lo stesso campo bastava una persona. Certamente più capace perlomeno di gestire il nuovo strumento e quindi possibilmente meglio retribuita, anche con 2 monete. Aggiungiamone 3 per la gestione del mezzo ed ecco che abbiamo una rivoluzione agricola dove si produce con metà del costo, un contadino che si arricchisce mentre 9 diventano disoccupati.
Poi la storia ci ha insegnato che pian piano i 9 disoccupati sono stati chiamati verso le industrie che poi i trattori dovevano costruirli.

Al pari la rivoluzione di Internet dei giorni d’oggi crea strumenti che aumentano esponenzialmente la produttività di chi impara ad usarli, lasciando a terra e senza lavoro chi continua a lavorare con i soliti sistemi. Come col trattore, questi strumenti permettono ad uno di fare il lavoro di 10 e questo mette in crisi l’attuale tessuto lavorativo creando molti disoccupati. Poi come detto, il tempo riporta in equilibrio il sistema nuovamente, permettendo ai più scaltri di diventare costruttori di trattori, mentre chi non riesce a comprendere il cambiamento, in ogni caso, pian piano viene assorbito dal sistema diventando l’operaio della catena di montaggio.

Che la colpa della crisi dipenda da Internet è ancora più evidente nel mondo del commercio.
Solo per citarvi un esempio di 2 giorni fa, un amico manda la moglie dal fotografo per cambiare la batteria della telecamera: 100 euro e disponibile in 1 o 2 giorni.
100 euro non sono pochi e quindi guardiamo insieme un offerta migliore su Internet: 29,90 spedizione compresa (batteria equivalente, perché partivano anche da 8 euro!).
E’ chiaro che agendo senza Internet i 100 negozianti che operavano localmente, potendo stabilire autonomamente i margini della loro attività, poi giravano in Ferrari. Con Internet a vendere quella pila e a girare in Ferrari sono rimasti in 10. Prosegui la lettura…

Il piacere del mangiare va cercato anche a casa

Andare in questo o quel buon ristorante a cercare il piatto più gustose è una passione che cresce con l’età indubbiamente.

Ma anche a casa si può dare sfogo a questo vizio, se ben coltivato.

È sbagliato fare la spesa di corsa alle 7 di sera, dopo aver risposto a un centinaio di email, afferrando le prime cose che occhieggiano dagli scaffali del supermercato.
Cambiare sembra difficile perché siamo anestetizzati dall’abitudine, invece è fondamentale dare alle nostre giornate ritmi diversi, visto che al cibo con cui nutriremo il nostro corpo va il massimo rispetto. Quest’attenzione poi, quando si espande, è come un’epidemia benefica che fa partire una rivoluzione interiore.

Nel fine settimana, ad esempio, possiamo andare alla ricerca di mercatini rionali e realtà agricole vicine, per preparare un pranzo domenicale con prodotti che non hanno fatto 3 volte il giro del mondo!

Ricordiamoci che viviamo nel Belpaese e che, se ripensiamo ai nostri nonni, questi non mangiavano certo fragole a gennaio o melanzane e zucchine tutto l’anno!

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Inspiration in Barcelona

Casa BatllòIn tutta Barcellona aleggia lo spirito di Antoni Gaudì, non solo nelle due opere punto di ritrovo per qualsiasi turista. Ma quasi in ogni angolo della città si trovano dettagli di chi è stato ispirato da questo grande architetto.

Tra tutte le sue opere, quella che ha lasciato un segno sul mio modo di pensare, è senza dubbio Casa Batllò.
Ogni particolare della ristrutturazione che fu affidata a Gaudì di questa residenza, che si affaccia su una delle vie del centro più passeggiate dai turisti, è stata pensata per armonizzarne e semplificarne l’uso a chi l’avrebbe poi dovuta abitare. Curandone in maniera maniacale il senso estetico con la mente sempre fissa sull’ergonomia, per non creare un arte non solo da sentire, ma anche da vivere.

Nel mio lavoro di sviluppatore di strumenti informatici per l’automazione di attività lavorative, l’ispirazione di Gaudì mi porta a non perdere mai di vista che alla fine questi algoritmi non sono fini a se stessi e al loro risultato che per forze di cose deve essere esatto e funzionale, ma sottolinea che l’obiettivo finale è far sì che un essere umano possa usarli con immediatezza e facilità.

Un buon programma non è quello che calcola il risultato corretto, ma quello che permette ad una persona di calcolare il risultato corretto in maniera armonica con il suo pensiero.

Qualsiasi sia il vostro lavoro, prima di costruire una soluzione a qualsivoglia problema della vita reale, immaginate di essere Gaudì di fronte al restauro di Casa Batllò.

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Con un fiore in mano

with_a_flower_in_a_handDobbiamo accettare che l’invidia, il rancore spesso generato da un incomprensione o da un sospetto troppo montato, quanto la smania che genera la voglia del possesso, siano naturalmente insite nella natura umana.
Come intimamente naturale ci risulta ovvio rispondere ai grugniti che questi sentimenti generano contro di noi con altrettanti grugniti.

Ma esiste un altra strada in grado di aprire qualsiasi porta.

Non è semplice, occorre sentirsi diversi.
Ritrovarsi a rispondere sempre a quel rancore come se si avesse un fiore in mano.

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