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Archivio per la categoria ‘Pensieri’

Baby pensioni dopo 14 anni e mezzo: di chi è la colpa?

Recenti programmi televisivi di cronaca col fine di indignare, hanno riportato all’attenzione il caso di baby-pensionati che, squilibrando da decenni il sistema pensionistico, ci costringono ora a vedere la pensione solo dopo aver raggiunto i 70 anni di età.

Il caso che più scandalizza è un’anziana signora che da quando aveva 29 anni, dopo 14 anni 6 mesi e 1 giorno di lavoro, percepisce una pensione non relazionata ai suoi pochi contributi, ma pari al 94% della sua retribuzione lavorativa. Ovviamente poi rivalutata al costo della vita man mano che questa cresceva. Il problema è che è tutt’altro che l’unica.

È chiaro che i lavoratori di oggi che per ribilanciare la spesa del sistema pensionistico sono chiamati a lavorare oltre i 67 anni di età, vedono in questa signora e nei privilegiati come lei, la colpa del loro sfruttamento.

Ma questi baby pensionati, per quanto privilegiati, sono semplicemente persone che hanno rispettato le leggi, la colpa non è loro.

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Cercasi giovane lavoratore con molta esperienza

Cercasi giovane lavoratore con meno di 30 anni e ventennale esperienza nel settore.

Cercasi giovane lavoratore con meno di 30 anni e ventennale esperienza nel settore.

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Con un fiore in mano

with_a_flower_in_a_handDobbiamo accettare che l’invidia, il rancore spesso generato da un incomprensione o da un sospetto troppo montato, quanto la smania che genera la voglia del possesso, siano naturalmente insite nella natura umana.
Come intimamente naturale ci risulta ovvio rispondere ai grugniti che questi sentimenti generano contro di noi con altrettanti grugniti.

Ma esiste un altra strada in grado di aprire qualsiasi porta.

Non è semplice, occorre sentirsi diversi.
Ritrovarsi a rispondere sempre a quel rancore come se si avesse un fiore in mano.

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Le idee sono roba per chi se le può permettere

L’altro giorno, parlando del più e del meno con alcuni amici e quindi anche della crisi, come se ne esce, cosa manca all’Italia e altre chiacchiere da bar tipo queste, una frase mi ha lasciato il segno più delle altre.
Le idee sono roba per chi se le può permettere.
Ma non detta nel senso che la genialità è roba per pochi e che a loro va lasciata questa attività di alto profilo.
Qui il problema è ben più spiccio. Un vecchio adagio dice: si lavora e si fatica per il pane (et alter)

La frase è di una densità grandiosa quanto inquietante; e di una complessità pazzesca rispetto alla sua sintesi.

E’ il rovesciamento del cogito ergo sum.
Se uno deve “potersi permettere” le idee, è come dire che deve potersi permettere di “essere”. E se non se le può permettere, allora diviene un puro e semplice involucro privo d’essenza. E un involucro vuoto, la prima cosa che perde, è la libertà.

La cosa più inquietante è chiedersi se questa necessità di semplificazione sia qualcosa che non riguardi questo o quello in particolare ma, al giorno d’oggi, tutti noi, l’umanità.
Quando le idee diventano un lusso – o semplicemente vengono percepite come qualcosa di effimero – allora è ritorno al Medioevo.
Che può anche essere travestito di modernità.

La crisi svuota non solo i portafogli. Svuota le speranze, le aspirazioni, la voglia di costruire il futuro dovendo necessariamente pensare a come passare indenni il presente.
Il problema è che la crisi invece si batte proprio con queste aspirazioni, sogni e idee di un rinnovato futuro.

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Sviluppare lavoro: non dire ma.

Recentemente ho letto un intervista a Dick Costolo, attuale CEO di Twitter, su come sia possibile rapportarsi nei confronti aziendali di sviluppo di nuove idee e progetti in maniera costruttiva ed efficace.

In una seduta di brainstorming, mettere in comune idee e portarle ad una sintesi vincente largamente condivisa, è un esercizio fondamentale per trovare soluzioni concrete ai problemi che un azienda incontra e per spingerla all’innovazione.
L’ideale di queste riunioni è trovare la sintesi migliore delle opinioni/visioni di ciascuno. Non sono riunioni dove si deve combattere per affermare le proprie posizioni, ma cooperare per condividere più alti obiettivi.

In questa intervista, Costolo, suggerisce invece della parola “ma“, di proporsi con un «sì, e poi…». Un principio che consente di mettere in discussione una cosa senza dichiararsi in disaccordo.

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