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Archivio per la categoria ‘Marketing’

Birra al limone

Dreher con succo di limone limoneCome idea suona bene. Soprattutto sembra un ottimo abbinamento per la sete estiva.
Ma dopo averla provata dico che proprio non ci siamo.

L’estate con la sua calura è arrivata e partiamo con ringraziare Dreher che al mio arrivo in stazione a Bologna, dopo una lunga giornata di lavoro, si presenta con una birra ghiacciata per rendere meno dura l’attesa del treno.

Ottima la collocazione dell’iniziativa di marketing per far conoscere il nuovo prodotto: luogo di passaggio, tardo pomeriggio, caldo appiccicoso che si attenua soltanto un po’ passando dai raggi diretti dell’esterno ai locali coperti della stazione. Direi che quando mi hanno chiesto “possiamo offrirti una birra ghiacciata?”, non avrei saputo trovare un motivo per dire di no.

Ma i complimenti finiscono qui.
Birra e limone proprio non si sposano bene. L’acido del limone crea una soluzione quasi imbevibile. E il sapore disgustoso persiste a lungo.

E pensare che si trattava giusto di un assaggio. La lattina proposta è di quelle in formato mini.

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Come nasce una multinazionale

In un epoca storica, quella di Internet e del pensiero iper-veloce, dove ci si vuole arricchire in fretta e la parola chiave delle nuove imprese è START-UP, cosa sono le multinazionali?
Multinazionale ha un eccezione quasi negativa nel nostro quotidiano: quel termine diventa così un modo dispregiativo per identificare i grandi colossi internazionali, grandi marchi universalmente riconosciuti, votati unicamente al profitto sulle spalle della popolazione che ne diventa il principale cliente/beneficiario.

Ma è ancora possibile oggi far nascere una multinazionale?

Ma prima di tutto, cosa si intende con multinazionale?
In ambito economico una multinazionale è un’impresa, di norma una società, che organizza la sua produzione in almeno due paesi diversi.

Una solida multinazionale è in realtà prima di tutto un azienda che è cresciuta e si è fatta le ossa nel proprio territorio nazionale.
Come ogni azienda, oltre al coraggio e allo spirito imprenditoriale però sono necessari anche altri requisiti.

Il primo passo di una multinazionale non è quasi mai quello di diventare subito multinazionale avendo più sedi in paesi diversi.

Nasce come un impresa che sviluppa nel proprio territorio un’idea di business che funziona. Ma prima di esportare quest’idea possono passare diversi anni in cui il progetto viene affinato. Ci si confronta col mercato e, sbagliando nel piccolo, si apportano i giusti correttivi affinché gli errori fatti per farsi la dovuta esperienza non siano così grandi da mangiarsi l’azienda, ma permettano di imparare da questi fortificando il modello di business con cui era nata.

Quando questo processo locale può dirsi maturo per essere considerato valido globalmente?
Come ho detto possono passare anni dalla fondazione dell’azienda al primo passo fuori dai confini nazionali. Ma quando ci si accorge che il momento è arrivato?
Come dicevamo, l’idea di business si fa strada negli anni in ambito nazionale, fino a diventare leader in quel preciso segmento di attività. A volte, così tanto leader che ci si accorge che il settore di mercato occupato dall’impresa rischia di diventare saturo e fermarne la crescita a meno di aprirsi a nuovi mercati, all’estero.

E’ normale, ancor prima di aprire una nuova sede all’estero, averne qualche piccolo assaggio tramite clienti esteri che, riconoscendo la bontà del progetto, iniziano ad avere contatti con l’azienda ancora di dimensioni nazionali.
Questo è un primo segnale che il progetto può funzionare anche in altri paesi. I clienti raggiunti in questo modo tuttavia non saranno mai sufficienti a giustificare una nuova sede nel loro paese.
E’ ancora una volta il coraggio e lo spirito imprenditoriale che chiama a raccolta le forze dell’azienda per iniziare una nuova avventura con la prima sede all’estero.

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E venne fuori che l’Europa aiutò l’Italia

22 febbraio 2013 1 commento

In questi giorni la coda della campagna elettorale ha rispolverato più che mai l’odio contro l’Euro, i “cattivi” tedeschi che pensano solo ai loro interessi anche tramite la BCE che tra l’altro ha sede proprio a casa loro, a Francoforte sul Meno.
Proprio oggi tra i vari cartelloni elettorali NO EURO, ne ho visto uno che partiva dall’equazione EURO = POVERTA’.

Non nego che l’Euro abbia bisogno di molte migliorie per diventare un punto forte della nostra Unione Europea, ma credo che la maggior parte delle migliorie siano da fare al sistema politico e strutturale di questa unione.

Queste le parole e gli slogan elettorali, ma la BCE è davvero contro di noi?

Il sole24ore pubblica oggi un report sugli impieghi delle risorse della BCE a sostegno dei debiti dei paesi europei negli ultimi 2 anni.

Ne esce che, dei 218 miliardi di titoli di stato che la Banca Centrale Europea ha acquistato tra il 2010 e il 2012 per calmierare la speculazione sui mercati finanziari, 102 miliardi sono il nominale di titoli di stato italiani comprati tramite questo programma di stabilizzazione. Quasi la metà.

Gli acquisti a sostegno della Spagna si sono fermati sui 44 miliardi. E molto meno è stato fatto per gli altri paesi oggetto in quel periodo di forti speculazioni come Portogallo, Grecia e Irlanda.

Si potrebbe pensare che questo “favoritismo” sia dovuto dalla presenza di Mario Draghi alla testa della BCE, ma leggendo le date di acquisto si nota che quasi tutte le operazioni sono state fatte sotto il mandato del suo predecessore francese. Anzi, dopo pochi mesi dall’inizio del suo mandato Mario Draghi ha sospeso questo strumento di soccorso ai debiti degli stati varando un meccanismo che attivi questo tipo di aiuto in funzione delle riforme strutturali fatti dai governi da aiutare. Non essendo questo meccanismo ancora ben definito, nella pratica gli acquisti di titoli di stato da parte della BCE sono fermi da quasi un anno.

Tornando a livello del cittadino medio che potrebbe a questo punto chiedersi: ok, ma concretamente che ha fatto questa BCE per le mie tasche? Ha investito dei soldi nel nostro debito e in questo modo guadagna dagli interessi che le dobbiamo ogni anno!

L’acquisto della BCE dei BOND italiani significa aumentarne la vendibilità e questo permette all’Italia di vendere questi pagherò a condizioni più favorevoli. Cioè a interessi minori.
Tasso di interesse minore che per le tasche del contribuente significa meno soldi da dover sborsare ogni anno per pagare gli interessi.

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Quando torneremo nuovamente a pensare differente?

Think different è il motto di Apple con cui ha lanciato la sua veste di prodotti i.
E tutti i prodotti di Steve Jobs non hanno mai tradito questo dictact.

Ma come si fa a pensare differente?
Quando, all’epoca, tutti pensavano su uno sfondo blu, l’aver inventato e messo sul mercato uno sfondo bianco ha permesso di creare nuovi flussi di pensiero.
Solo che oggi la maggior parte ormai pensano su questo sfondo bianco. Ora think different dovrebbe essere piuttosto pensare su un nuovo sfondo. Pensare cioè di passare a dispositivi differenti, anche andando oltre Apple.
Ma saprei già la risposta di quel genio del marketing che era Steve Jobs. Lui avrebbe detto: Think different, but not in this case!

Jobs era riuscito a creare un livello elite per i normali oggetti di elettronica di consumo. I suoi notebook, i suoi telefoni fin anche il suo semplice lettore MP3 sono belli e quindi per questo solo chi può permettersi di pagare di più avrebbe dovuto averli.
Ma anche questo tabù è ormai abbattuto. iPhone, pur rimanendo un prodotto costoso, non è assolutamente riservato ai ricchi. Con un po’ di sacrifici e qualche rata sulla bolletta telefonica, chiunque può possederne uno.

Il mio ultimo viaggio in Cina è stato illuminante al riguardo.

I cinesi, per impostazione culturale (ma soprattutto per impostazione governativa credo) tendono a non costruirsi idee proprie, preferendo perfezionare una visione collettiva e più concreta riguardo ciò che li circonda.
In tale ambiente Apple ha trovato molto terreno fertile per imporre il suo prodotto come lo smartphone più cool, quello che è giusto possedere.
Un iPhone in Cina costa come un intero mese di stipendio di un impiegato, ma questo non impedisce di vederlo in mano a chiunque.

In questo senso possiamo dire che iPhone ha davvero annullato le differenze tra ricchi e poveri.
Lasciando quindi “orfani” di un prodotto d’elite chi di soldi ne possiede molti da potersi e volersi differenziare. Per questa audience di persone ricche non esiste un nuovo brand o un nuovo prodotto tale da poter dimostrare la loro superiorità sociale. Uno strano vuoto nel mercato del lusso che non ha uguali in altri settori.

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Le mie chiavi di ricerca (giugno-luglio)

Analisi bimestrale dei termini più cercati che hanno condotto al mio sito.

Spedire low cost: sono ormai un punto di riferimento in questo settore, tanto che a fine giugno mi aveva contattato un nuovo operatore del settore per propormi una collaborazione!

Entra in classifica una strana ricerca che affianca il mio nome direttamente alla città di Shangai. Curioso che proprio domani parto per una lunga visita in Cina dove Shangai sarà in realtà solo l’ultimissima tappa dovendomi trovare lì il 21 agosto per prendere da quell’aeroporto l’aereo per tornare in Europa.

 

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