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Archivio per la categoria ‘Art’

Quel panino ha qualcosa da dirci…

Alla fermata dell’autobus all’uscita dell’ospedale di Forlí, c’è da un po’ di giorni una pubblicità del McDonald, con un bel panino a farci venire una (economica) voglia.

E questo era quanto si godeva chi aspettava l’autobus fino a qualche giorno fa.
Oggi, su quel cartellone pubblicitario Prosegui la lettura…

Categorie:Art, Pensieri Tag:

Un segnaporta per Fabio

26 maggio 2012 3 commenti

Fabio è l’ultimo arrivato a casa Spadini, sulla porta della cameretta dei bambini Aurora aveva già la sua targhetta con il nome, ne serviva una anche per lui.

Materiale occorrente:
– memoria RAM DIMM
– una tastiera da cui smontare i tasti per formare il nome
– colla a caldo

Un lavoro di squadra: Aurora mi ha aiutato a staccare i tasti dalla tastiera, a lavarli e asciugarli. Abbiamo poi scelto le 5 lettere che formano FABIO che Enza ha incollato con la sua pistola a colla calda.

Ed ecco il risultato: una targhetta da vero geek!
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L’arte del riciclo: orologio da parete da un hard disk

Che cosa si può fare di un hard disk da 4,6 GB?
Buttarlo via?
Usarlo come ferma carte?

Può darsi, ma risulterà molto più interessante aprirlo e vedere a cosa la creatività potrebbe destinarlo per una sua seconda vita.

E io l’ho immaginato orologio da parete.

Il disco magnetico lucido (dove in questa foto si specchia l’anta di un mobile blu) e le superfici lisce nere gli conferiscono un design molto elegante.

Sto sperimentando anche altre varianti di questo progetto di riuso (disponibili su richiesta) colorando con vernici color oro o rosse la carcassa del disco rigido.

Snowhite’s Secret Box di Ana Juan

La musica di un antico carillon, che si ripete incessante come accompagnasse una veglia funebre, ci introduce nel mondo perduto della piccola Snowhite, scomprsa in tenera età in modo alquanto misterioso.

E’ in questa lugubre atmosfera che Ana Juan racconta la sua versione della famosa favola dei fratelli Grim.

Il racconto in cui ci si immerge visitando le installazioni multimediali della mostra prende spunto dal ritrovamento di una scatola appartenuta alla piccola che contiene disegni e ricordi della sua breve e triste esistenza.
I ricordi sbiaditi in bianco e nero di un infanzia di abusi ambientata in una Londra vissuta visitando il degrado della prostituzione e degli omicidi dei bassifondi, si confondono con gli incubi della piccola dove creature abitudinarie del mondo della notte, cariche della loro connotazione malvagia come topi, ragni e pipistrelli, fanno da contorno a tutte le tavole con cui l’artista ci porta dentro a questa storia.

I ricordi partono dalla morte della madre naturale dove il padre la strappa per portarla nella grande villa agli ordini della nuova matrigna, dove Snowhite vive solo incubi reali che segnano dall’inizio alla fine la smorfia triste con cui vive questo inferno di infanzia.

La fuga di Snowhite dalla dimora/castello, in cui vive gli abusi di un padre assente dedito alla prostituzione e della matrigna concentrata nella cura del suo corpo mostrato sempre nella quasi nudità, non la porterà in una dolce foresta abitata da scoiattoli, uccellini o altri teneri animaletti, ma alla sporca taverna dei sette fratelli Penny. Qui la misera vita da cameriera che cerca di ritagliarsi viene ben presto stroncata dal veleno che la matrigna, coperta per non farsi riconoscere, le somministra nell’ultima atrocità.
L’atmosfera pensante si mantiene fin anche alla chiusura della storia, dove il veleno viene rappresentato dall’inquietante forma di una siringa e non dalla dolce sinuosità di un frutto.
Il corpo di Snowhite diventa il funesto reliquiario dei 7 della taverna, senza che mai un principe azzurro intervenga per il lieto fine.

Uscendo dalla mostra, quando gabbie o altri ritratti angoscianti sono ormai alle spalle, l’inquietudine del lugubre racconto penetra per l’ultima volta quando facciamo di nuovo caso a quella litania con cui il carillon non ha smesso di dondolarci durante tutta l’immersione nel tragico racconto.

Snowhite’s Secret Box: Pianocoteca Nazionale di Bologna. Ingresso gratuito.

Alcune note tecniche: le gabbie di legno ricurvo sono modellate con taglio laser, i disegni della fisionomia dei pupazzi che popolano le gabbie sono realizzati con stampa sulla stoffa poi imbottita.

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Dose domenicale di arte: Aurora Spadini (1)

11 dicembre 2011 1 commento

Ombre dalla cucina di Aurora.

Cliccate l’immagine per svelare da dove arrivano queste ombre.

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