Archivio

Archivio per la categoria ‘Art’

Inspiration in Barcelona

Casa BatllòIn tutta Barcellona aleggia lo spirito di Antoni Gaudì, non solo nelle due opere punto di ritrovo per qualsiasi turista. Ma quasi in ogni angolo della città si trovano dettagli di chi è stato ispirato da questo grande architetto.

Tra tutte le sue opere, quella che ha lasciato un segno sul mio modo di pensare, è senza dubbio Casa Batllò.
Ogni particolare della ristrutturazione che fu affidata a Gaudì di questa residenza, che si affaccia su una delle vie del centro più passeggiate dai turisti, è stata pensata per armonizzarne e semplificarne l’uso a chi l’avrebbe poi dovuta abitare. Curandone in maniera maniacale il senso estetico con la mente sempre fissa sull’ergonomia, per non creare un arte non solo da sentire, ma anche da vivere.

Nel mio lavoro di sviluppatore di strumenti informatici per l’automazione di attività lavorative, l’ispirazione di Gaudì mi porta a non perdere mai di vista che alla fine questi algoritmi non sono fini a se stessi e al loro risultato che per forze di cose deve essere esatto e funzionale, ma sottolinea che l’obiettivo finale è far sì che un essere umano possa usarli con immediatezza e facilità.

Un buon programma non è quello che calcola il risultato corretto, ma quello che permette ad una persona di calcolare il risultato corretto in maniera armonica con il suo pensiero.

Qualsiasi sia il vostro lavoro, prima di costruire una soluzione a qualsivoglia problema della vita reale, immaginate di essere Gaudì di fronte al restauro di Casa Batllò.

Categorie:Art Tag:

Quello che serve

C’ho messo diverso tempo a capirlo, ora che in realtà il progetto di Steve Jobs è avviato a diventare un icona vintage che si è fermata nella storia dell’innovazione come la vita di Jobs si è fermata nel ciclo della storia umana.

Quando parliamo di innovazione legata a nuove creazioni tecnologiche i primi soggetti che ci sembra di dover onorare sono gli ingegneri che l’hanno ragionata, schematizzata e resa un oggetto possibile.
E sicuramente senza il dettagliato e preciso lavoro degli ingegneri, quell’innovazione difficilmente sarebbe diventata qualcosa di reale.

Partendo da un problema, un esigenza, l’ingegnere è colui che è in grado di costruire una delle possibili soluzioni. In genere la più completa, quella cioè in grado di risolvere in quasi tutte le condizioni, sotto quasi tutte le variabili, tale problema.
E’ un algoritmo. Probabilmente l’algoritmo perfetto. Studiato per accettare un problema in ingresso e di generare una soluzione in uscita. La più completa e precisa.

Ma in realtà l’essere umano non ha bisogno di questo. Non è una macchina realmente ragionevole.

Se per andare da un punto A ad un punto B un ingegnere ci può calcolare e pertanto dimostrare che il percorso 1 è il più veloce ed efficiente, ci saranno sempre persone che preferiranno il percorso 3 perché sembra più bello, il percorso 5 perché gli alberi che lo contornano emanano un profumo inebriante, mentre altri sceglieranno il percorso 6 perché a loro sembra più bello di quello scelto dalle persone che percorrono il 3.

Che ruolo devono avere allora gli ingegneri in un mondo così irragionevole? Servono?

Ovviamente servono (e molto). Perché il problema di andare da A a B è reale, va risolto. E l’ingegnere è lì per risolvere il problema. Solo che la soluzione non deve essere tutta nelle sue mani.

iPod, iPhone ed iPad sono stati rivoluzionari non perché al di fuori di Apple non ci fossero ingegneri capaci di creare oggetti che risolvessero gli stessi problemi. Di lettori MP3 era già pieno il mercato, i palmari erano già stati inventati, così come altri tablet erano nati e morti prima di iPad. Insuccessi perché non basta risolvere il problema. Soprattutto nel mondo consumer.

La soluzione non deve essere la migliore, deve piuttosto offrire l’esperienza migliore. Il percorso 1 è la soluzione migliore, ma la gente preferisce comprare gli altri percorsi perché sono vissuti come l’esperienza migliore.

Il genio di Steve Jobs è stato quello di capire che gli ingegneri devono porsi al servizio dei designers, ribaltando i ruoli.
I designers non devono impegnarsi a rendere gradevole la soluzione codificata dagli ingegneri, ma essere i protagonisti della soluzione. Compito fondamentale degli ingegneri sarà poi che tale soluzione funzioni davvero e diventi reale.

 

Brainstorming con Aurora: Francesca la coccinella SKETCH (1)

La fantasia è innata sopratutto nei bambini.
Una delle principali componenti di un gioco è la liberazione della fantasia.
Può pertanto una bambina di 5 anni realizzare un’avventura da giocare sul computer/tablet/cellulare?

E’ un esperimento a cui ho deciso di sottoporre Aurora.

Primo passo, pensare ad una storia da portare sul computer.

G: Aurora, di chi potrebbe parlare la tua storia?
A: A me piacciono le coccinelle
G: Come possiamo chiamare la coccinella
A: Chiamiamola FRANCESCA
G: Non ho mai sentito parlare di una coccinella chiamata Francesca…
A: Secondo me si chiama proprio Francesca.
G: Ok, proviamo ora ad immaginare un problema che ha avuto Francesca la coccinella e che chi gioca dovrà aiutare a risolvere
A: Facciamo che Francesca ha perso i suoi punti neri!
G: Buona idea. E dove li ha persi?
A: Glieli hanno presi mentre dormiva!
G: Chi?
A: La farfalla!
G: Ok, facciamo allora che vari personaggi hanno preso i puntini. Prova a dirmi altri personaggi che hanno dei punti e che quindi potevano volere quelli di Francesca la coccinella.
A: Possiamo fare la giraffa, un fungo, la banana.
G: La banana? Ma la banana non ha i punti neri!
A: Ha il bollino però!
G: Giusto. Allora mettiamo giù le storie che deve affrontare Francesca la coccinella per recuperare i suoi puntini.
Prosegui la lettura…

Categorie:Art, MyLife, Tecnologia Tag:

Parola al gatto

É comparso un fumetto, vuoto al momento, nel cartellone pubblicitario che si trova alla fermata “Ospedale” dell’autobus numero 2.

Cosa vorrà dirci?

Categorie:Art Tag:

Hard disk orologio .02

Seconda versione del vecchio disco rigido nella sua nuova vita di orologio da parete.
Dopo la prima opera, ho ricevuto così tanti apprezzamenti e altrettanti ordini che devo darmi da fare per produrne parecchi.
Voglio però che ogni opera rimanga unica.
E questa presenta diverse nuove sperimentazioni.

Qui avevo un hard disk Quantum senza la classica verniciatura nera.
Primo test per inserire anche i numeri per identificare le ore. Non sapete quanti mi hanno detto “bello, ma come faccio a capire che ore sono senza i numeri?“.
I numeri sono stati dipinti da Enza con la tecnica dello stencil.

Abbandonata la lucentezza del disco per ricreare un sapore di antico sia con l’uso dei numeri romani, sia con l’effetto “consumato” dalla sabbia del tempo ottenuta con una spruzzata di fissante spray.

Curiosità su questo modello di disco rigido: è presente una piccola calamita tenuta dal braccetto nero che vedete in basso nella foto che serviva a bloccare magneticamente la testina in una posizione di “parcheggio” per ridurre la possibilità di danni accidentali durante il trasporto del computer in cui era alloggiato questo disco.
Prosegui la lettura…

Categorie:Art Tag: